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29 Maggio 2020

Il significato simbolico dell’acqua parla di una saggezza superiore alla quale tutti possiamo aspirare. Come la vita naturale ha bisogno di acqua così la coscienza dell’uomo fonda le sue radici nell’inconscio.

 

I simboli esprimono idee ed immagini, “verità eterne” e “valori spirituali” collettivi che non vanno rimossi dalla razionalità ma integrati. I simboli sono mezzi attraverso i quali è possibile assimilare nell’inconscio i contributi ausiliari degli istinti, veri e propri organi di assimilazione da tutti considerati sacri.

C. G.Jung, M.-L. von Franz, J. L. Henderson, A. Jaffé, and Jo. Jacobi.,
“Man and His Symbols”

Item Number: 78916
London: Aldus Books, 1964. Prima edizione.

“L’uomo e i suoi simboli” è l’ultimo lavoro intrapreso da Carl Jung prima della sua morte nel 1961. Pubblicato per la prima volta nel 1964, è diviso in cinque parti, quattro delle quali sono state scritte da stretti collaboratori di Jung: Marie-Louise von Franz, Joseph L. Henderson , Aniela Jaffé e Jolande Jacobi. Il libro, che contiene numerose illustrazioni, cerca di fornire una chiara spiegazione delle complesse teorie di Jung per un vasto pubblico non specializzato.

Acqua: simbolo di vita e dell'origine della coscienza

“Quando lo psicologo medico si accinge a interpretare i simboli, egli deve operare una distinzione preliminare fra i simboli “naturali” e simboli “culturali”.

I primi originano dai contenuti inconsci della psiche e rappresentano perciò un numero enorme di variazioni sulle immagini archetipiche fondamentali. In molti casi essi possono essere ricostruiti fino alle loro radici arcaiche, cioè fino alle idee e immagini reperibili nelle più antiche testimonianze e nelle società primitive.

I simboli culturali, d’altra parte, sono quelli impiegati per esprimere “verità eterne” e che compaiono tuttora in molte religioni. Essi hanno subito molte trasformazioni e percorso un lungo processo di sviluppo più o meno consapevole, diventando così immagini collettive accettate dalle società civilizzate.

Tuttavia questi simboli culturali continuano a possedere molto del loro originario carattere soprannaturale o “fascino”. Essi possono evocare profonde risposte emotive in certi individui e questa caratteristica psichica spesso li trasforma in pregiudizi. Essi costituiscono un fattore con cui lo psicologo deve fare i conti: è pura follia metterli in disparte solo per il fatto che, da un punto di vista razionale, essi sembrano assurdi e irrazionali. Essi sono componenti essenziali della nostra struttura mentale e forze vitali nella costruzione della società umana: perciò non possono venire eliminati senza produrre gravi perdite. Quando vengono rimossi o trascurati, la loro specifica energia scompare nell’inconscio dando luogo a conseguenze imprevedibili.” C. G. Jung

“In un periodo della nostra storia umana in cui tutte le energie disponibili vengono spese nello studio della natura, ben poca attenzione è dedicata all’essenza dell’uomo, cioè alla sua psiche, benché non poche ricerche siano condotte intorno alle sue funzioni inconsce. Eppure la zona veramente complessa e meno familiare della mente, quella da cui scaturiscono i simboli, resta tuttora praticamente da esplorare. Sembra quasi incredibile che, pur ricevendone segnali ogni notte, la decifrazione di queste comunicazioni sembri compito ingrato e fastidioso per la maggior parte di noi, pochissimi esclusi. Il maggior strumento di cui dispone l’uomo, la psiche, è oggetto di scarsa attenzione e viene spesso disprezzato e considerato vano. Il punto di vista moderno è indubbiamente unilaterale e ingiusto. Esso non si concilia neppure con i fatti a nostra conoscenza. Le nostre nozioni attuali sul conto dell’inconscio dimostrano che esso costituisce un fenomeno naturale e che, come la stessa Natura, anch’esso è per lo meno naturale. Esso contiene tutti gli aspetti della natura umana – luce e oscurità, bello e brutto, buono e cattivo, profondità e vana superficialità. Lo studio del simbolismo individuale e collettivo costituisce un compito enorme che non è mai stato dominato. Tuttavia ci si è finalmente incamminati ad assolverlo. I primi risultati sono incoraggianti e sembrano indicare una risposta per molte questioni fino ad oggi irrisolte dell’umanità contemporanea.” C. G. Jung

Su questo tema la testimonianza di un’analista junghiana, Norma Bärgetzi Horisberger:

“L’acqua, il mare, è il simbolo dell’inconscio per eccellenza, con tutti i contenuti rappresentati da tutti gli esseri che vivono nelle sue profondità. Noi tutti abbiamo navigato nel mare uterino delle nostre madri e l’acqua ci ricollega a uno stato in cui non ci sentivamo ancora separati dal grande universo. La barca è da sempre stata non solo un veicolo, uno strumento, ma anche compagna dell’uomo. Alla barca si dà un nome e guai a cambiarlo! Da sempre la barca è stata espressione di un archetipo, colei che ci porta nel nostro viaggio terreno da una sponda all’altra. L’io che nel viaggio individuativo deve confrontarsi e relazionarsi con le intemperie che il destino ci pone sul nostro viaggio. La vela è un’immagine che mi parla molto, perché si muove con il vento e nessuno può comandare il vento. È una metafora per le nostre attitudini, le nostre caratteristiche, le nostre qualità. Il vento è per me simbolo del destino, colui che interferisce nel dialogo tra mare, barca e vela. Quindi, dobbiamo adattare le vele come meglio possiamo. Capita, per esempio, che un vento contrario ci costringa a rinunciare almeno temporaneamente a raggiungere un dato porto; proprio come con certi obiettivi che ci fissiamo nella vita. In altri casi siamo costretti a circumnavigare un’isola, proprio come dobbiamo spesso «girare attorno» a ciò che vogliamo ottenere. Il viaggio in barca a vela sottolinea la relazione che intercorre tra l’energia divina (il vento) e l’essere che si muove a seconda del proprio destino nella presente incarnazione”.

 

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