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23 Aprile 2020

L’insieme dei lavoratori del settore artigianale costituiva almeno a partire dai secoli centrali del medioevo non solo la compagine sociale numericamente più consistente delle realtà urbane, ma soprattutto una realtà di fondamentale importanza tecnologica ed economica.

 

Dal sedicesimo al diciottesimo secolo le città del nord Italia fungevano da poli per il movimento di abili artigiani, un potente impulso verso la propagazione della conoscenza tecnica. La mobilità di una forza lavoro qualificata non è stata causata in questo caso, a differenza di altre, da persecuzioni religiose o forme istituzionalizzate di lavoro itinerante, ma dalla concorrenza tra le economie cittadine, da un lato, e le istituzioni che regolavano la produzione urbana, dall’altro altro.

Carlo Belfanti
“Guilds, Patents, and the Circulation of Technical Knowledge: Northern Italy during the Early Modern Age”

Technology and Culture, Volume 45, Number 3, July 2004, pp. 569-589 (Article)
Published by Johns Hopkins University Press
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https://doi.org/10.1353/tech.2004.0111

Le corporazioni avevano elaborato, consolidato e trasmesso i depositi di conoscenza che avevano permesso a molte città di diventare centri di produzione specializzati.

Nella storia della tecnologia il primo periodo moderno è spesso descritto come una sorta di area grigia incuneata tra le conquiste tecniche del Medioevo e il “miracolo” della Rivoluzione industriale, un periodo durante il quale, nonostante lo straordinario progresso scientifico, non vi furono innovazioni tecnologiche paragonabili a quelle precedenti o successive. Questa immagine distorce la nostra comprensione di un’epoca segnata da un fenomeno importante nella storia della tecnologia: la diffusione della conoscenza tecnica attraverso il movimento delle persone. La conoscenza tecnica dell’epoca era essenzialmente pratica acquisita dall’esperienza personale diretta, gelosamente custodita dal singolo artigiano. Di conseguenza, la diffusione delle conoscenze tecniche dipendeva innanzitutto dalla migrazione di coloro che le possedevano, piuttosto che dalla proliferazione di trattati tecnici.

Questo articolo riguarda il nord Italia tra il XVI e il XVIII secolo. Quella regione non vide né importanti migrazioni di artigiani in fuga da persecuzioni religiose né forme istituzionalizzate di vagabondaggio per i viaggiatori. Invece, la mobilità della forza lavoro qualificata è stata regolata dalle azioni di due istituzioni dedicate a obiettivi opposti (o almeno sembra essere così): le corporazioni delle imbarcazioni urbane e le leggi sui brevetti. Da un lato, gli stati del nord Italia sono stati tra i primi a incoraggiare la diffusione della conoscenza tecnica concedendo privilegi e monopoli a coloro che hanno introdotto nuovi processi e prodotti. Dall’altro, erano anche sede di organizzazioni di corporazione forti e profondamente radicate, che la borsa di studio tradizionale ha caratterizzato come ostacoli rigidamente conservatori al progresso tecnologico nell’economia italiana durante questo periodo.

 

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